Revocatoria fondo patrimoniale

Fondo patrimoniale revocatoria

Lo Studio avvocato Bertaggia spiega perchè, in tema di tutela immobiliare, è assolutamente sconsigliabile costituire il fondo patrimoniale. La costituzione del fondo patrimoniale può essere dichiarata inefficace nei confronti dei creditori a mezzo di azione revocatoria ordinaria ai sensi dell’art. 2901 c.c., volta a tutelare il creditore rispetto agli atti del debitore di disposizione del proprio patrimonio, senza alcun discrimine circa lo scopo ulteriore da quest’ultimo perseguito nel compimento dell’atto dispositivo.

L’azione revocatoria ha la funzione  di ricostruire la garanzia generica assicurata al creditore dal patrimonio del suo debitore, sia per il soddisfacimento del suo credito che per consentire maggiore speditezza nell’azione esecutiva (Cass. 5105/2006)

SULLE CONDIZIONI PER L’ESPERIMENTO DELL’AZIONE
Le condizioni per l’esercizio dell’azione revocatoria ordinaria consistono in quelle previste dall’art. 2901 c.c. comma 1, così come confermato da orientamento giurisprudenziale consolidato nonchè da una recente pronuncia della S.C., la 966/2007 e sono:
- RAPPORTO CREDITORIO TRA LE PARTI;
-EFFETTIVITA’ DEL DANNO ARRECATO MEDIANTE LA DISPOSIZIONE PATRIMONIALE EFFETTUATA CON LA COSTITUZIONE DEL FONDO;
- SCIENTIA DAMNI;

Per l’integrazione del profilo OGGETTIVO dell’EVENTUS DAMNI, non è necessario che l’atto di disposizione del debitore abbia reso impossibile la soddisfazione del credito, determinando la perdita della garanzia patrimoniale del creditore, ma è sufficiente che abbia determinato o aggravato il pericolo dell’incapienza del beni del debitore, e cioè il pericolo dell’insufficienza del patrimonio a garantire il credito del revocante ovvero la maggiore difficoltà od incertezza nell’esazione coattiva del credito medesimo; quanto al requisito SOGGETTIVO, quando l’atto di disposizione è successivo al sorgere del credito è necessaria e sufficiente la consapevolezza di arrecare pregiudizio agli interessi del creditore (scientia damni), e cioè la semplice conoscenza da parte del debitore ( e in ipostesi di atto a titolo oneroso anche del terzo) di tale pregiudizio, a prescindere dalla specifica conoscenza del credito per la cui tutela viene esperita l’azione, e senza che assumano rilevanza l’intenzione del debitore di ledere la garanzia patrimoniale generica del creditore (consilium fraudis), nè la partecipazione o la conoscenza da parte del terzo in ordine alla intenzione fraudolenta del debitore: “Le condizioni per l’esercizio della revocatoria consistono nell’esistenza di un valido rapporto di credito tra il creditore che agisce in revocatoria e il debitore disponente; nell’effettività del danno inteso comelesione della garanzia patrimoniale a seguito del compimento da parte del debitore dell’atto trasclativo; nella ricorrenza in capo al debitore, o al terzo, della consapevolezza che, con l’ atto di disposizione venga a diminuire la consistenza delle garanzia spettanti ai debitori (ex pluribus Cass. 27718/2005 e in senso conforme Cass. 7/3/2005, n. 4933; Cass 2/8/2002, n. 11537; Cass 21/5/1997, n. 4524; Cass, 2/9/1996, n. 8013; Cass. N. 18/3/1994, n. 2604);

REQUISITO SOGGETTIVO
Quanto al requisito soggettivo, quando l’atto di disposizione è anteriore al sorgere del credito (cioè sempre), ai sensi dell’art. 2901, 1° co. n. 1, c.c. è necessaria la dolosa preordinazione dell’atto da parte del debitore al fine di pregiudicarne il soddisfacimento. Non è al riguardo invero necessario il dolo specifico, e cioè la consapevole volontà del debitore di pregiudicare le ragioni del creditore. Non è cioè necessaria la volontà del debitore (alla data di stipulazione) di contrarre debiti ovvero la consapevolezza da parte sua del sorgere della futura obbligazione, e che l’atto dispositivo venga compiuto al fine di porsi in una situazione di totale o parziale impossidenza, in modo da precludere o rendere difficile al creditore l’attuazione coattiva del suo diritto. Deve per converso ritenersi al riguardo sufficiente, invero, il dolo generico, sostanziantesi nella mera pre­visione del pregiudizio dei creditori. In concreto quindi ci si può agevolmente rendere conto di come la costituzione del fondo patrimoniale non garantisca in nulla colui che lo costituisce: al contrario, il fondo patrimoniale parec essere uno strumento inutile e desueto che non garantisce assolutamente in nulla i beni immobili ivi conferiti.
N.B. Ad integrare l’animus no­cendi previsto dalla norma è da ritenersi invero suffi­ciente che il debitore compia l’atto dispositivo nella previsione dell’insorgenza del debito e del pregiudizio (come detto da intendersi anche quale mero pericolo dell’insufficienza del patrimonio a garantire il credi­to del revocante ovvero la maggiore difficoltà od in­certezza nell’esazione coattiva del credito medesimo per il creditore).

IL PREGIUDIZIO ALLE RAGIONI DEL CREDITORE
Avendo l’azione revocatoria ordinaria la funzione di ricostituzione della garanzia generica assicurata al creditore dal patrimonio del suo debitore, e non anche della garanzia specifica, ne consegue che deve ritener­si sussistente l’interesse del creditore, da valutarsi ex ante e non con riguardo al momento dell’effettiva realizzazione, a far dichiarare inefficace un atto che renda maggiormente difficile e incerta l’esazione del suo credito, sicché per l’integrazione del profilo og­gettivo dell’eventus damni non è necessario che l’atto di disposizione del debitore abbia reso impossibile la soddisfazione del credito, determinando la perdita del­la garanzia patrimoniale del creditore, ma è sufficien­te che abbia determinato o aggravato il pericolo dell’incapienza dei beni del debitore, e cioè il peri­colo dell’insufficienza del patrimonio a garantire il credito del revocante ovvero la maggiore difficoltà od incertezza nell’esazione coattiva del credito medesimo.

Ad integrare il pregiudizio alle ragioni del credi­tore (eventus damni) è a tale stregua sufficiente una variazione sia quantitativa che meramente qualitativa del patrimonio del debitore, e pertanto pure la mera trasformazione di un bene in altro meno agevolmente aggredibile in sede esecutiva, com’è tipico del danaro, in tal caso determinandosi il pe­ricolo di danno costituito dalla eventuale infruttuosi­tà di una futura azione esecutiva.

Il riconoscimento dell’esistenza dell’eventus damni non presuppone peraltro una valutazione sul pregiudizio arrecato alle ragioni del creditore istante, ma richie­de soltanto la dimostrazione da parte di quest’ultimo della pericolosità dell’atto impugnato, in termini di una possibile, quanto eventuale, infruttuosità della futura esecuzione sui beni del debitore.

Non essendo richiesta, a fondamento dell’azione di azione revocatoria ordinaria, la totale compromissione della consistenza patrimoniale del debitore, ma soltan­to il compimento di un atto che renda più incerta o difficile la soddisfazione del credito, l’onere di pro­vare l’insussistenza di tale rischio, in ragione di am­pie residualità patrimoniali, incombe allora, secondo i principi generali, al convenuto nell’azione di revoca­zione che eccepisca l’insussistenza, sotto tale profi­lo, dell’eventus damni.

SULL’ONERE DELLA PROVA

L’onere di provare l’insussistenza del rischio grava quindi sul convenuto (ex multis Cass. 11471/2003). Si dirà che tale prova nel concreto è pressoché impossibile da fornire nella considerazione che chi costituisce il fondo patrimoniale lo fa sempre per tutelare il suo patrimonio da possibili azioni da parte di creditori attuali o futuri.
La prova della conoscenza del pregiudizio da parte del debitore può essere fornita anche tramite presunzioni che verranno rimesse al libero apprezzamento del giudice (ex pluribus Cass. 15389/2005, Cass. 2748/2005; Cass. 438/2002)

Da quanto sopra si evidenzia l’assoluta inutilità di costituire il fondo patrimoniale che potrà sempre essere revocato con facilità, gravando inoltre su colui che ha costituito il fondo l’onere probatorio volto alla dimostrazione dell’insussistenza del rischi di perdita delle garanzie patrimoniali a favore del creditore. 

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