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Home Difesa penale internazionale: estero-Italia

Diritto penale croato: peculiarità, traffico di clandestini e reati contro le donne

Guida al diritto penale croato: peculiarità del sistema, traffico di migranti, tratta di esseri umani, femminicidio, violenza domestica, stupro e reati contro le donne.

Avv. Daniele Bertaggia di Avv. Daniele Bertaggia
Giugno 30, 2026
in Difesa penale internazionale: estero-Italia, News giuridico finanziarie
0
Immagine evocativa sul diritto penale croato con mappa della Croazia, bilancia della giustizia, Codice penale croato, traffico di migranti e tutela delle donne – Avvocato Bertaggia

Diritto penale croato: peculiarità del sistema, traffico di migranti, tratta di esseri umani e reati contro le donne.

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Diritto penale internazionale | Diritto penale croato

Diritto penale croato: peculiarità, traffico di clandestini e reati contro le donne

Articolo aggiornato al 30 giugno 2026

Il diritto penale croato presenta caratteristiche proprie, ma è fortemente integrato nel sistema europeo.
In questo articolo analizziamo le principali peculiarità del sistema penale croato, con particolare attenzione
al traffico di migranti, alla tratta di esseri umani e ai reati contro le donne.

Indice

  1. Introduzione
  2. Risposta rapida: che cosa bisogna sapere sul diritto penale croato
  3. Le peculiarità del diritto penale croato
  4. “Traffico di clandestini” in Croazia: termine giornalistico e corretta qualificazione giuridica
  5. Il reato croato di favoreggiamento dell’ingresso, movimento o soggiorno irregolare
  6. Traffico di migranti e tratta di esseri umani: due reati diversi
  7. Reati contro le donne nel diritto penale croato
  8. Donne, migrazione e tratta: l’area di maggiore rischio
  9. Profili processuali nei reati di traffico migranti, tratta e violenza contro le donne
  10. Confronto sintetico: traffico di migranti, tratta e reati contro le donne
  11. Implicazioni pratiche per cittadini italiani, imprese e professionisti
  12. FAQ sul diritto penale croato
  13. Conclusioni
  14. Fonti normative e istituzionali principali

Introduzione

Il diritto penale croato è un sistema codificato, di matrice continentale europea, fondato sul Kazneni zakon, cioè il Codice penale croato, e sullo Zakon o kaznenom postupku, il Codice di procedura penale croato.
Per un cittadino italiano, per un’impresa che opera nei Balcani o per una persona coinvolta in un procedimento
penale in Croazia, è essenziale comprendere che molte categorie giuridiche possono sembrare familiari, ma non coincidono perfettamente con quelle italiane.

Questo vale in modo particolare per tre aree delicate: il cosiddetto traffico di clandestini, più correttamente definibile come favoreggiamento dell’ingresso, del movimento o del soggiorno irregolare;
la tratta di esseri umani; e i reati contro le donne, tra cui femminicidio, violenza domestica, stupro, molestie sessuali, stalking, minacce e sfruttamento sessuale.

La Croazia è inoltre membro dell’Unione europea e dello spazio Schengen. Dal 1° gennaio 2023 sono stati eliminati i controlli sulle persone alle frontiere interne terrestri e marittime tra Croazia e altri Paesi Schengen, mentre per le frontiere aeree interne la soppressione dei controlli è decorso dal 26 marzo 2023; la Croazia applica anche il sistema dei visti Schengen e utilizza il Sistema d’informazione Schengen.
[1]

Questa collocazione europea incide direttamente sui reati transfrontalieri: immigrazione irregolare,  tratta, sfruttamento lavorativo, sfruttamento sessuale, criminalità organizzata e violenza di genere non possono essere
letti solo in chiave nazionale, ma anche nel quadro del diritto dell’Unione europea e degli obblighi internazionali.

Risposta rapida: che cosa bisogna sapere sul diritto penale croato

Il diritto penale croato è caratterizzato da cinque elementi centrali.

Primo: è un sistema codificato, in cui le principali fattispecie incriminatrici sono contenute nel Codice penale croato, mentre le regole del procedimento penale sono disciplinate dal Codice di procedura penale.

Secondo: l’azione penale è fortemente collegata al ruolo del Državno odvjetništvo Republike Hrvatske, cioè l’Ufficio del Procuratore di Stato croato.
Il Codice di procedura penale prevede che il procedimento penale sia avviato su richiesta di un accusatore
autorizzato e che, per i reati perseguibili d’ufficio, l’accusatore autorizzato sia il procuratore di Stato.
[2]

Terzo: il procedimento croato riconosce garanzie fondamentali come la presunzione di innocenza, l’onere della prova in capo all’accusa, il principio del dubbio in favore dell’imputato, il diritto alla difesa e l’esclusione delle
prove ottenute con violenza, minaccia o mezzi analoghi.
[2]

Quarto: i reati collegati all’immigrazione irregolare→ sono particolarmente rilevanti perché la Croazia rappresenta
una frontiera strategica dell’Unione europea e dello spazio Schengen. L’articolo 326 del Codice penale croato
punisce chi, per profitto, consente o aiuta l’ingresso, l’uscita, il movimento o il soggiorno irregolare di una persona in Croazia, in un altro Stato membro dell’Unione europea o in uno Stato parte dell’Accordo di Schengen.
[3]

Quinto: la Croazia ha rafforzato negli ultimi anni la disciplina dei reati contro le donne, introducendo anche una
specifica fattispecie di uccisione aggravata di una persona di sesso femminile, comunemente riconducibile al concetto di femminicidio, punita con almeno dieci anni di reclusione o con la pena della reclusione
di lunga durata.
[3]

1. Le peculiarità del diritto penale croato

1.1 Un sistema codificato e integrato nel diritto europeo

Il diritto penale croato ruota attorno a testi normativi codificati. Il Kazneni zakon contiene le fattispecie di reato e le relative pene, mentre lo Zakon o kaznenom postupku disciplina il procedimento penale, cioè le regole su indagini, imputazione, processo, diritti della difesa, diritti della persona offesa e decisione del giudice.

Il Codice di procedura penale croato stabilisce, all’articolo 1, che le sue regole devono garantire che nessun
innocente sia condannato e che l’autore di un reato sia sanzionato sulla base di un procedimento condotto
legalmente davanti al giudice competente.
[2]

Questo aspetto è importante per chi osserva il sistema croato dall’Italia: non si tratta di un sistema informale
o meramente amministrativo, ma di un ordinamento penale strutturato, con regole processuali precise e con un
progressivo adeguamento al diritto dell’Unione europea.

1.2 Il ruolo centrale della Procura di Stato croata

Una peculiarità importante riguarda il ruolo del DORH, cioè il Državno odvjetništvo Republike Hrvatske, l’Ufficio del Procuratore di Stato della Repubblica di Croazia. Secondo la presentazione istituzionale ufficiale, il DORH è un organo giudiziario indipendente e autonomo, autorizzato e obbligato ad agire contro gli autori di reati e di altri illeciti, esercitando i propri poteri sulla base della Costituzione croata, dei trattati internazionali, dell’acquis dell’Unione europea e delle leggi croate.
[4]

Il sistema prevede inoltre uffici territoriali e un’articolazione gerarchica. La stessa fonte istituzionale indica l’esistenza di uffici municipali, uffici di contea e dell’USKOK→, l’ufficio specializzato per la repressione della corruzione e della criminalità organizzata.
[4]

L’USKOK è un ufficio specializzato della Procura di Stato competente per la persecuzione della corruzione e della criminalità organizzata, con sede a Zagabria e competenza sull’intero territorio croato.
[5]

Per i reati transnazionali, come traffico di migranti, tratta di esseri umani, sfruttamento sessuale o condotte inserite in reti organizzate, questo profilo assume rilievo pratico: non sempre il procedimento resta confinato
alla dimensione locale, potendo coinvolgere autorità centrali, cooperazione giudiziaria internazionale e strutture
specializzate.

1.3 Garanzie dell’imputato e principi del processo penale

Il diritto processuale penale croato riconosce principi fondamentali analoghi a quelli presenti negli ordinamenti
europei.

Il Codice di procedura penale croato prevede che ogni persona sia presunta innocente fino a condanna definitiva;
stabilisce che l’onere della prova grava sull’accusa e che il dubbio sull’esistenza di fatti rilevanti per la colpevolezza o la pena deve essere risolto nel modo più favorevole all’imputato.
[2]

La normativa processuale croata riconosce inoltre il diritto alla difesa, il principio di proporzionalità delle misure restrittive e l’inutilizzabilità di prove ottenute mediante violenza, minaccia o altri mezzi espressamente vietati.
[2]

Questi principi hanno conseguenze pratiche molto importanti. In un procedimento penale croato, la strategia
difensiva non deve limitarsi al merito dell’accusa, ma deve verificare anche la legalità degli atti d’indagine,
la correttezza dell’acquisizione delle prove, la traduzione degli atti rilevanti, il rispetto del diritto all’assistenza legale e l’eventuale proporzionalità delle misure cautelari.

1.4 Lingua del procedimento e profili pratici per stranieri

Il procedimento penale croato si svolge in lingua croata e con alfabeto latino, salva la possibilità di uso di
altre lingue e scritture in determinati territori secondo quanto previsto dalla legge.
[2]

Per un cittadino italiano coinvolto in un procedimento penale in Croazia, questo aspetto non è secondario.
La comprensione degli atti, delle contestazioni, dei verbali, delle misure cautelari e delle decisioni giudiziarie
è decisiva per esercitare effettivamente il diritto di difesa.

Una criticità pratica frequente è la sottovalutazione della differenza tra conoscenza linguistica ordinaria e
comprensione giuridica. Anche quando una persona conosce l’inglese o alcune espressioni croate, il  procedimento penale richiede una comprensione tecnica: capi d’imputazione, termini processuali, riti, impugnazioni, misure restrittive e conseguenze accessorie.

1.5 Diritti della vittima e protezione delle persone vulnerabili

Il sistema croato attribuisce specifici diritti alla vittima del reato. Il Codice di procedura penale prevede,
tra l’altro, il diritto della vittima a una persona di fiducia, alla riduzione al minimo degli interventi medici,
alla presentazione di proposte e rimedi processuali, alla riservatezza dei dati personali, all’informazione sulla
liberazione o fuga dell’autore del reato e, in determinati casi, all’assistenza professionale e al risarcimento.
[2]

Per le vittime di reati contro la libertà sessuale e di tratta di esseri umani, la disciplina prevede ulteriori
garanzie: colloquio con consulente, assistenza di un avvocato a spese dello Stato in presenza dei presupposti,
possibilità che l’audizione in polizia o procura sia svolta da una persona dello stesso sesso ove possibile,
rifiuto di rispondere a domande non pertinenti sulla vita privata, audizione audio-video, riservatezza dei dati
personali ed esclusione del pubblico.
[2]

Il Codice di procedura penale croato prevede anche una valutazione individuale della vittima prima dell’audizione, con particolare attenzione a vittime di tratta, violenza di genere, violenza nelle relazioni intime, violenza sessuale e sfruttamento.
[2]

2. “Traffico di clandestini” in Croazia: termine giornalistico e corretta qualificazione giuridica

2.1 Perché “traffico di clandestini” non è la formula tecnica migliore

Nel linguaggio comune italiano si parla spesso di traffico di clandestini. Dal punto di vista giuridico, però, questa espressione può generare confusione.

Nel diritto internazionale e comparato, la nozione più corretta è smuggling of migrants, cioè traffico o favoreggiamento del passaggio irregolare di migranti. Il Protocollo delle Nazioni Unite contro il traffico di
migranti definisce lo smuggling of migrants come il procurare, al fine di ottenere direttamente o indirettamente un vantaggio finanziario o materiale, l’ingresso illegale di una persona in uno Stato di cui tale persona non sia cittadina o residente permanente.
[6]

Questa definizione mette in evidenza tre elementi fondamentali: l’ingresso illegale, il vantaggio economico o materiale e la dimensione transfrontaliera.

È però essenziale distinguere il traffico di migranti dalla tratta di esseri umani. Secondo l’UNODC, il traffico di migranti implica sempre l’attraversamento di una frontiera internazionale e un vantaggio finanziario o materiale; la tratta di esseri umani, invece, è fondata sullo scopo di sfruttamento e può avvenire anche interamente all’interno di un solo Stato.
[7]

Questa distinzione è centrale anche in Croazia. Il favoreggiamento dell’ingresso o soggiorno irregolare è
disciplinato dall’articolo 326 del Codice penale croato; la tratta di esseri umani è disciplinata dall’articolo
106 dello stesso Codice.
[3]

3. Il reato croato di favoreggiamento dell’ingresso, movimento o soggiorno irregolare

3.1 L’articolo 326 del Codice penale croato

Nel diritto penale croato, la norma di riferimento per il cosiddetto traffico di clandestini è l’articolo 326 del Kazneni zakon, intitolato al movimento, ingresso e soggiorno illegale nella Repubblica di Croazia, in un altro Stato membro dell’Unione europea o in uno Stato firmatario dell’Accordo di Schengen.
[3]

La fattispecie punisce chi, per profitto, consente o aiuta un’altra persona a entrare, uscire, muoversi o soggiornare illegalmente nella Repubblica di Croazia, in un altro Stato membro dell’Unione europea
o in uno Stato parte dell’Accordo di Schengen. La pena prevista per l’ipotesi base è la reclusione da uno a otto
anni.
[3]

La norma prevede poi una forma aggravata. Se con la condotta viene messa in pericolo la vita o l’integrità fisica
delle persone, se le persone vengono trattate in modo inumano o degradante oppure se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, la pena è la reclusione da tre a dodici anni.
[3]

3.2 Gli elementi del reato

Per comprendere l’articolo 326, è utile scomporre la fattispecie in elementi.

Il primo elemento è la condotta di agevolazione. La norma croata non punisce semplicemente la presenza irregolare del migrante, ma la condotta di chi consente o aiuta l’ingresso, l’uscita, il movimento o il soggiorno irregolare di un’altra persona.
[3]

Il secondo elemento è il contesto territoriale. La norma non riguarda soltanto la Croazia, ma anche altri Stati membri dell’Unione europea e gli Stati firmatari dell’Accordo di Schengen. Questo dato è particolarmente rilevante dopo l’ingresso della Croazia nello spazio Schengen, perché la dimensione del reato non è soltanto nazionale, ma europea.
[1]

Il terzo elemento è il fine di profitto. L’articolo 326 punisce la condotta commessa “per profitto”; questo dato la avvicina alla definizione internazionale di smuggling of migrants, fondata sul vantaggio finanziario o materiale.
[3]

Il quarto elemento riguarda le circostanze aggravanti. Il rischio per la vita o l’integrità fisica, il trattamento inumano o degradante e l’abuso della funzione pubblica elevano la cornice edittale da tre a dodici anni.
[3]

3.3 Esempi pratici di condotte rilevanti

Senza pretendere di sostituire l’analisi del caso concreto, possono rientrare nell’area dell’articolo 326 condotte
come il trasporto organizzato di migranti irregolari, l’accompagnamento lungo tratte di confine, la predisposizione di mezzi di trasporto, l’organizzazione logistica del movimento irregolare o l’aiuto prestato dietro compenso per consentire l’ingresso o la permanenza irregolare.

La qualificazione dipende tuttavia dalle prove. In un procedimento penale croato, occorrerà verificare se vi sia
stato effettivamente un aiuto all’ingresso, uscita, movimento o soggiorno irregolare; se la condotta fosse riferita
alla Croazia, all’Unione europea o allo spazio Schengen; se vi fosse un fine di profitto; e se ricorressero
aggravanti come il pericolo per la vita o il trattamento degradante.
[3]

La prassi giudiziaria croata ha dedicato attenzione all’articolo 326, anche con riferimento alle difficoltà probatorie e applicative della forma aggravata. Uno studio pubblicato sulla piattaforma accademica croata Hrčak analizza proprio il reato di cui all’articolo 326 nella prassi delle autorità giudiziarie dell’area di Karlovac, soffermandosi sulle peculiarità sostanziali e processuali e sulle sfide interpretative dell’ipotesi aggravata.
[8]

3.4 Il rapporto con la criminalità organizzata

Il traffico di migranti può essere episodico, ma può anche inserirsi in una rete organizzata. Quando emergono
più soggetti, ruoli differenziati, ripartizione di compiti, compensi, veicoli, contatti transfrontalieri e ripetizione delle condotte, il procedimento può assumere una dimensione più complessa.

In Croazia, i reati di criminalità organizzata possono coinvolgere anche l’USKOK, che è l’ufficio specializzato
per la repressione della corruzione e della criminalità organizzata con competenza sull’intero territorio nazionale.
[5]

Nella prospettiva difensiva, questo significa che un’indagine per traffico di migranti non deve essere letta
soltanto sulla base del singolo episodio contestato. Occorre controllare se l’accusa ipotizzi una struttura
organizzata, se vi siano intercettazioni, geolocalizzazioni, dati telefonici, dichiarazioni di coindagati o
migranti trasportati, sequestri di veicoli, pagamenti tracciati o collegamenti con procedimenti paralleli in
altri Stati.

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4. Traffico di migranti e tratta di esseri umani: due reati diversi

4.1 La distinzione giuridica essenziale

Il traffico di migranti e la tratta di esseri umani sono spesso confusi, ma nel diritto penale croato e nel diritto
internazionale sono fenomeni distinti.

Il traffico di migranti riguarda l’agevolazione dell’ingresso, uscita, movimento o soggiorno irregolare, normalmente dietro profitto. La tratta di esseri umani riguarda invece lo sfruttamento della persona.
[7]

Secondo l’UNODC, il traffico di migranti richiede l’attraversamento di una frontiera internazionale, mentre la
tratta può avvenire anche senza attraversamento di confini; inoltre, nel traffico di migranti il rapporto tra
migrante e trafficante tende a esaurirsi con il passaggio irregolare, mentre nella tratta la finalità è lo sfruttamento della vittima.
[7]

Nel caso concreto, però, le due dimensioni possono sovrapporsi. Un migrante può inizialmente accettare un trasporto irregolare e poi essere sottoposto a sfruttamento lavorativo, sessuale, criminale o matrimoniale. In quel momento, il tema non è più solo l’ingresso illegale, ma la possibile configurabilità della tratta di esseri umani.

4.2 L’articolo 106 del Codice penale croato: tratta di esseri umani

La tratta di esseri umani è disciplinata dall’articolo 106 del Codice penale croato. La norma punisce chi,
utilizzando forza, minaccia, inganno, frode, rapimento, abuso di autorità, abuso di una situazione di difficoltà
o dipendenza, dazione o ricezione di denaro o altri vantaggi per ottenere il consenso di una persona che controlla un’altra persona, recluta, trasporta, trasferisce, ospita, riceve, scambia o trasferisce il controllo su una
persona a fini di sfruttamento.
[3]

La norma croata elenca diverse finalità di sfruttamento: lavoro o servizi forzati, schiavitù o condizioni analoghe,
prostituzione o altri tipi di sfruttamento sessuale, compresa la pornografia, matrimonio illecito o forzato,
prelievo di parti del corpo, utilizzo in conflitti armati, commissione di atti illeciti e sfruttamento per maternità surrogata.
[3]

La pena prevista per la fattispecie base è la reclusione da uno a dieci anni. In relazione ai minori, la norma
punisce condotte analoghe anche quando riferite, tra l’altro, allo sfruttamento mediante adozione illegale.
[3]

L’articolo 106 prevede inoltre forme aggravate, tra cui quelle relative a minori, pubblici ufficiali o persone
responsabili, pluralità di vittime, pericolo per la vita, grave violenza, grave lesione personale e uso di
tecnologie dell’informazione e della comunicazione per la diffusione di immagini o video di natura sessuale riferiti alla vittima. In tali casi, la pena può arrivare da tre a quindici anni.
[3]

La norma croata punisce anche chi utilizza consapevolmente i servizi di una vittima della tratta derivanti dal suo
sfruttamento, nonché chi trattiene, sottrae, nasconde, danneggia o distrugge documenti di viaggio o di identità
al fine di rendere possibile la tratta.
[3]

4.3 Vittime, sfruttamento sessuale e vulnerabilità

La tratta di esseri umani è un fenomeno che colpisce in modo particolare donne, minori e persone vulnerabili.
Il quarto rapporto GRETA del Consiglio d’Europa sulla Croazia, pubblicato nel giugno 2025, rileva che le vittime
formalmente identificate nel periodo considerato sono diminuite rispetto al periodo precedente, ma che la maggioranza delle vittime identificate era di sesso femminile e che lo sfruttamento sessuale era la forma predominante di sfruttamento, seguito dallo sfruttamento in attività criminali forzate, dallo sfruttamento lavorativo e dal matrimonio forzato.
[9]

Lo stesso rapporto segnala un aumento significativo dei lavoratori migranti in Croazia e la loro esposizione al
rischio di sfruttamento e tratta, invitando a rafforzare le risorse ispettive e il monitoraggio delle agenzie private per l’impiego.
[9]

GRETA richiama anche la vulnerabilità dei richiedenti asilo, compresi i minori non accompagnati, e raccomanda
procedure di screening ai valichi di frontiera svolte da funzionari adeguatamente formati.
[9]

Questi dati mostrano perché, nei procedimenti penali croati, la distinzione tra traffico di migranti e tratta non sia solo teorica. È una distinzione decisiva per stabilire il titolo di reato, la pena, la posizione della persona coinvolta, il riconoscimento dello status di vittima e le misure di protezione.

5. Reati contro le donne nel diritto penale croato

5.1 Una categoria trasversale, non un solo reato

Quando si parla di reati contro le donne in Croazia, non si deve pensare a una sola fattispecie.
Si tratta di una categoria trasversale che comprende diversi reati: uccisione aggravata di una donna per ragioni
di genere, violenza domestica, stupro, gravi reati sessuali, molestie sessuali, minacce, stalking, lesioni personali,
mutilazioni genitali femminili, sfruttamento della prostituzione e tratta di esseri umani.

Questa materia è influenzata anche dagli obblighi internazionali ed europei. La Croazia ha firmato la Convenzione
di Istanbul del Consiglio d’Europa il 22 gennaio 2013, l’ha ratificata il 12 giugno 2018 e la Convenzione è entrata
in vigore per la Croazia il 1° ottobre 2018.
[10]

Nel 2023, GREVIO ha pubblicato il rapporto di valutazione di base sulla Croazia, riconoscendo alcuni progressi,
ma sottolineando la necessità di fare di più, soprattutto per forme di violenza diverse dalla violenza domestica.
GREVIO ha inoltre valorizzato la definizione dello stupro basata sul consenso e le modifiche del 2021 relative
all’abuso basato su immagini e alla perseguibilità d’ufficio dei reati di violenza sessuale.
[11]

A livello dell’Unione europea, la direttiva 2024/1385 sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza
domestica prevede la criminalizzazione di specifiche forme di violenza offline e online, tra cui mutilazioni
genitali femminili, matrimonio forzato, diffusione non consensuale di immagini intime, cyberstalking, cybermolestie e incitamento online all’odio o alla violenza fondati sul genere; gli Stati membri hanno tempo fino al 14 giugno 2027 per il recepimento.
[12]

5.2 Femminicidio e uccisione aggravata di una persona di sesso femminile

Una delle evoluzioni più rilevanti del diritto penale croato è l’introduzione dell’articolo 111a del Codice penale,
relativo all’uccisione aggravata di una persona di sesso femminile.

La norma prevede che chi uccide una persona di sesso femminile per ragioni di genere sia punito con la reclusione di almeno dieci anni o con la reclusione di lunga durata.
[3]

La disposizione indica anche gli elementi di cui il giudice deve tenere conto per stabilire se il reato sia stato
commesso per ragioni di genere. Tra questi rientrano il fatto che la vittima fosse una persona vicina all’autore,
fosse stata precedentemente maltrattata, si trovasse in situazione di vulnerabilità, fosse in rapporto di
subordinazione o dipendenza, oppure che il fatto sia avvenuto in circostanze di violenza sessuale o a causa di
relazioni che pongono le donne in posizione diseguale.
[3]

Questa norma segna un passaggio importante: il diritto pena  croato non considera l’uccisione di una donna solo come omicidio in senso generico, ma prevede una figura specifica quando il fatto è collegato alla violenza di genere.

5.3 Violenza domestica

La violenza domestica è disciplinata dall’articolo 179a del Codice penale croato. La norma punisce chi viola
gravemente, ripetutamente o in modo altrimenti serio le norme sulla protezione dalla violenza domestica, provocando in un familiare o in una persona vicina timore per la propria sicurezza o per quella di persone vicine, oppure ponendola in una posizione umiliante, quando non sia stato commesso un reato più grave. La pena prevista è la reclusione da uno a tre anni.
[3]

Questa formulazione è significativa per due motivi.

Da un lato, la norma non richiede necessariamente un singolo episodio di violenza fisica estrema: rilevano anche
condotte ripetute o gravi che generano paura, insicurezza o umiliazione.

Dall’altro lato, la clausola “quando non sia stato commesso un reato più grave” significa che, nei casi più seri,
la condotta può essere riqualificata in fattispecie più severe: lesioni personali, lesioni gravi, minacce aggravate,
stalking, violenza sessuale o, nei casi estremi, omicidio o uccisione aggravata di donna per ragioni di genere.

5.4 Stupro e centralità del consenso

Lo stupro è disciplinato dall’articolo 153 del Codice penale croato. La norma punisce chi compie un atto sessuale
o equiparato senza consenso con la reclusione da tre a otto anni. Quando l’atto è compiuto mediante forza o minaccia diretta contro la vita o il corpo della persona violentata o di altra persona, la pena è la reclusione da cinque a dodici anni.
[3]

La disposizione croata attribuisce un ruolo centrale al consenso. Secondo la norma, il consenso esiste quando la
persona ha deciso liberamente ed era capace di prendere ed esprimere tale decisione. La norma precisa inoltre che il consenso manca, in particolare, nei casi di minaccia, inganno, abuso di posizione, abuso di dipendenza, incapacità di esprimere rifiuto o privazione illegale della libertà. Si evitano quindi, secondo la legge croata, abusi da parte di finte denunce di violenza sessuale, che, purtroppo in Italia, abbondano.
[3]

Questa impostazione è particolarmente importante nei reati contro le donne. Il cuore dell’accertamento non è soltanto la presenza di violenza fisica, ma la libertà effettiva della persona di decidere e manifestare la propria volontà.

5.5 Gravi reati sessuali

L’articolo 154 del Codice penale croato disciplina forme aggravate di reati sessuali. La norma prevede pene più
severe quando lo stupro o altre condotte sessuali siano commessi, ad esempio, contro una persona vicina, contro
una vittima particolarmente vulnerabile per età, malattia, dipendenza, gravidanza, disabilità o grave disturbo
fisico o mentale, in modo particolarmente crudele o degradante, per odio, da più autori, con uso di armi o strumenti pericolosi, oppure quando siano provocate gravi lesioni o gravidanza.
[3]

Nelle ipotesi più gravi, la pena può arrivare fino a quindici anni; se dal fatto deriva la morte della persona
violentata, la norma prevede una pena di almeno cinque anni.
[3]

La disciplina mostra una forte attenzione alla vulnerabilità della vittima e alla particolare gravità delle condotte
commesse in contesti di dipendenza, prossimità familiare, odio, brutalità o pluralità di autori.

5.6 Minacce e stalking

La violenza contro le donne non si manifesta soltanto attraverso aggressioni fisiche o sessuali. Può assumere anche la forma di minacce, persecuzioni, controllo, intimidazione e condotte intrusive.

L’articolo 139 del Codice penale croato punisce la minaccia grave idonea a spaventare o turbare la persona.
La norma prevede pene più elevate quando la minaccia riguarda l’uccisione, la lesione grave, il rapimento o altre
gravi lesioni di beni giuridici, e prevede un’ulteriore aggravante quando la condotta è commessa, tra l’altro,
contro una persona vicina, una persona vulnerabile o una donna in gravidanza.
[3]

L’articolo 140 disciplina invece il comportamento intrusivo o persecutorio, che comprende il seguire o pedinare
una persona, stabilire o cercare contatti indesiderati, o intimidire in altro modo, quando ciò provochi ansia o
paura per la sicurezza propria o di persone vicine. La pena è più elevata se il fatto è commesso contro una persona vicina o contro un minore.
[3]

Queste fattispecie sono spesso centrali nei casi di violenza di genere perché possono precedere o accompagnare
aggressioni più gravi. In una prospettiva di tutela preventiva, la documentazione di messaggi, chiamate, pedinamenti, accessi non autorizzati, minacce e comportamenti ossessivi può assumere rilevanza decisiva.

5.7 Lesioni personali e lesioni gravi

Le lesioni personali sono disciplinate dagli articoli 117 e 118 del Codice penale croato.

L’articolo 117 punisce la lesione personale e prevede un aggravamento quando il fatto è commesso per odio, contro una persona vicina o contro una persona particolarmente vulnerabile a causa di età, grave disabilità fisica o mentale o gravidanza.
[3]

L’articolo 118 disciplina le lesioni gravi, prevedendo pene più elevate e aggravamenti analoghi quando la vittima
è persona vicina o particolarmente vulnerabile, oppure quando il fatto è commesso per odio.
[3]

Nel contesto della violenza contro le donne, questi articoli assumono particolare rilevanza quando la condotta non si esaurisce nella violenza domestica, ma produce un danno fisico giuridicamente qualificabile come lesione o lesione grave.

5.8 Mutilazioni genitali femminili

Il Codice penale croato prevede una specifica fattispecie relativa alle mutilazioni genitali femminili. L’articolo
116 punisce chi rimuove o altera permanentemente l’organo sessuale esterno femminile, prevedendo la reclusione da uno a otto anni. La norma punisce anche chi induce o aiuta una persona di sesso femminile a sottoporsi a tale condotta e prevede pene più severe quando il fatto è commesso per odio, contro una minore o contro una persona vicina. In Croazia tali gravi reati non vengona mai giustificati, come in Italia, con ” espressione di diverse culture” e, si dirà, giustamente.
[3]

Questa previsione è coerente con il più ampio quadro europeo di contrasto alla violenza contro le donne, nel quale le mutilazioni genitali femminili sono considerate una forma particolarmente grave di violenza di genere.
[12]

5.9 Molestie sessuali

L’articolo 156 del Codice penale croato disciplina le molestie sessuali. La norma punisce chi molesta sessualmente
una persona subordinata o dipendente, o una persona particolarmente vulnerabile, definendo la molestia sessuale come ogni comportamento verbale, non verbale o fisico indesiderato di natura sessuale che mira o produce la violazione della dignità della persona e genera un ambiente intimidatorio, ostile, degradante o offensivo.
[3]

La pena prevista può arrivare fino a due anni, o fino a tre anni quando la vittima è persona vicina o particolarmente vulnerabile per età, malattia, dipendenza, gravidanza, disabilità o grave disturbo fisico o mentale.
[3]

Questa fattispecie è rilevante soprattutto nei contesti lavorativi, familiari, educativi, sanitari o di dipendenza,
nei quali la vittima può trovarsi in una posizione di minore forza contrattuale o relazionale.

5.10 Prostituzione, sfruttamento sessuale e consenso della vittima

L’articolo 157 del Codice penale croato disciplina la prostituzione in una prospettiva penalistica centrata sullo
sfruttamento.

La norma punisce chi, per profitto o altro vantaggio, adesca, recluta, induce o organizza un’altra persona per la
prestazione di servizi sessuali, o ne consente la prestazione, con pena da sei mesi a cinque anni.
[3]

La pena è più grave quando la persona è costretta o indotta alla prestazione di servizi sessuali mediante forza,
minaccia, inganno, frode, abuso di potere, abuso di difficoltà o dipendenza; la norma punisce anche chi utilizza
tali servizi dietro pagamento conoscendo o dovendo conoscere tali circostanze. In tali casi la pena va da uno a
dieci anni.
[3]

Un punto particolarmente importante è che, secondo la norma, il consenso della persona adescata, reclutata, indotta o sfruttata per la prostituzione non incide sull’esistenza del reato.
[3]

Questo principio avvicina la disciplina al tema della tratta e dello sfruttamento sessuale: il diritto penale croato
considera irrilevante il consenso quando esso si inserisce in un contesto di sfruttamento penalmente rilevante.

6. Donne, migrazione e tratta: l’area di maggiore rischio

6.1 Quando la vittima è donna e migrante

Le aree più critiche del diritto penale croato emergono quando si sovrappongono migrazione irregolare, vulnerabilità economica, sfruttamento sessuale o lavorativo e violenza di genere.

Una donna migrante può trovarsi contemporaneamente in più condizioni di vulnerabilità: irregolarità del soggiorno, dipendenza dal trasportatore o dal datore di lavoro, mancanza di lingua, isolamento, debito verso chi ha organizzato il viaggio, paura di denunciare e minaccia di ritorsioni.

In questi casi, l’analisi penale non può fermarsi all’articolo 326 sul traffico di migranti. Occorre chiedersi se
siano presenti elementi dell’articolo 106 sulla tratta: reclutamento, trasporto, accoglienza o trasferimento del
controllo sulla persona; uso di inganno, abuso di vulnerabilità, minaccia o coercizione; finalità di sfruttamento
sessuale, lavorativo, matrimoniale, criminale o di altra natura.
[3]

6.2 Sfruttamento sessuale e tratta

La tratta a scopo di sfruttamento sessuale rappresenta una delle forme più gravi di criminalità contro le donne.
Il rapporto GRETA del 2025 sulla Croazia indica che, tra le vittime formalmente identificate nel periodo considerato, la maggioranza era di sesso femminile e lo sfruttamento sessuale era la forma predominante.
[9]

Nel diritto croato, lo sfruttamento sessuale può rilevare sotto più profili: tratta di esseri umani, prostituzione
forzata o sfruttata, stupro, gravi reati sessuali, molestie, minacce, stalking e lesioni. La qualificazione giuridica
dipenderà dai fatti accertati, dal rapporto tra autore e vittima, dall’esistenza di coercizione o abuso di vulnerabilità, dal fine di profitto, dal consenso effettivo e dalla presenza di minori o persone particolarmente vulnerabili.

6.3 Sfruttamento lavorativo, lavoratrici migranti e controlli

La tratta non riguarda soltanto la sfera sessuale. L’articolo 106 del Codice penale croato include anche lo sfruttamento del lavoro o dei servizi forzati, la schiavitù e rapporti analoghi tra le finalità di sfruttamento.
[3]

Il rapporto GRETA del 2025 richiama l’aumento significativo dei lavoratori migranti in Croazia e la loro esposizione a rischi di sfruttamento e tratta, chiedendo il rafforzamento delle risorse per l’ispezione del lavoro e per il monitoraggio delle agenzie private per l’impiego.
[9]

Questa osservazione ha ricadute importanti anche per imprese, subappaltatori, agenzie e datori di lavoro. In presenza di lavoratori migranti, occorre prestare particolare attenzione alla regolarità dei contratti, alle condizioni abitative, alla libertà di movimento, alla trattenuta di documenti, ai debiti imposti al lavoratore, agli orari, alle retribuzioni e all’eventuale dipendenza da intermediari.

7. Profili processuali nei reati di traffico migranti, tratta e violenza contro le donne

7.1 L’importanza della qualificazione del fatto

Nel diritto penale croato, la qualificazione del fatto è decisiva.

Un trasporto irregolare può essere qualificato come favoreggiamento dell’ingresso o movimento irregolare ai sensi dell’articolo 326. Se però emergono sfruttamento, coercizione, abuso di vulnerabilità o controllo sulla persona, può configurarsi la tratta di esseri umani ai sensi dell’articolo 106.
[3]

Allo stesso modo, una condotta in ambito familiare può essere qualificata come violenza domestica, ma può assumere una diversa gravità se comprende lesioni, minacce aggravate, stalking, violenza sessuale o condotte finalizzate alla subordinazione della vittima.
[3]

Per la difesa, la prima attività consiste quindi nel verificare se il capo d’imputazione corrisponda ai fatti
realmente contestati e alle prove raccolte.

7.2 La prova nei procedimenti per traffico di migranti

Nei procedimenti per traffico di migranti, le prove possono riguardare mezzi di trasporto, tracciati GPS, dati
telefonici, pagamenti, dichiarazioni dei migranti, intercettazioni, osservazioni di polizia, documenti di viaggio,
contatti tra coindagati e precedenti episodi contestati.

Sul piano difensivo, occorre controllare almeno quattro aspetti: la prova del contributo effettivo dell’indagato;
la prova del fine di profitto; la consapevolezza dell’irregolarità del movimento o soggiorno; e l’eventuale ricorrenza delle aggravanti legate al pericolo per la vita, al trattamento inumano o alla qualità di pubblico ufficiale.
[3]

La distinzione tra ruolo principale, ruolo secondario, mera presenza, condotta occasionale e partecipazione a una
rete organizzata può incidere in modo significativo sulla strategia difensiva.

7.3 La prova nei procedimenti per tratta

Nei procedimenti per tratta, l’attenzione probatoria si sposta sul rapporto tra condotta, mezzi utilizzati e scopo
di sfruttamento.

L’articolo 106 non si limita al trasporto della vittima, ma comprende reclutamento, trasferimento, ospitalità,
ricezione, scambio e trasferimento del controllo su una persona. La norma richiede l’utilizzo di mezzi come forza,
minaccia, inganno, abuso di autorità, abuso di difficoltà o dipendenza, oppure la dazione o ricezione di vantaggi
per ottenere il consenso di chi controlla la vittima.
[3]

La prova dovrà quindi riguardare non solo il movimento della persona, ma anche lo sfruttamento programmato o realizzato, la vulnerabilità, la dipendenza economica o personale, la coercizione, la sottrazione di documenti, il controllo, le minacce, i pagamenti, la sistemazione abitativa, i rapporti con terzi e l’eventuale utilizzo dei servizi derivanti dallo sfruttamento.

7.4 La protezione processuale delle vittime

Nei procedimenti relativi a tratta, violenza sessuale e violenza di genere, il diritto croato prevede strumenti
di protezione della vittima.

Le vittime di reati contro la libertà sessuale e di tratta possono avere, tra l’altro, diritto a un colloquio con
un consulente, all’assistenza di un avvocato a spese dello Stato in presenza dei requisiti, a essere sentite da una
persona dello stesso sesso ove possibile, a rifiutare domande non pertinenti sulla vita privata, all’audizione
audio-video, alla riservatezza dei dati e all’esclusione del pubblico.
[2]

Queste garanzie incidono anche sull’equilibrio del processo. Da un lato, la vittima deve essere protetta da
vittimizzazione secondaria e intimidazioni; dall’altro, la difesa deve poter esercitare i propri diritti nel
rispetto delle forme previste dalla legge, verificando attendibilità, coerenza, riscontri e corretta acquisizione
delle dichiarazioni.

8. Confronto sintetico: traffico di migranti, tratta e reati contro le donne

8.1 Traffico di migranti

Il traffico di migranti, nella prospettiva croata dell’articolo 326, riguarda chi per profitto agevola l’ingresso,
l’uscita, il movimento o il soggiorno irregolare di una persona in Croazia, nell’Unione europea o nello spazio
Schengen.
[3]

L’elemento chiave è l’agevolazione dell’irregolarità migratoria, accompagnata dal fine di profitto.

8.2 Tratta di esseri umani

La tratta di esseri umani, disciplinata dall’articolo 106, riguarda invece condotte come reclutamento, trasporto,
trasferimento, accoglienza o controllo della persona, commesse mediante coercizione, inganno, abuso di vulnerabilità o altri mezzi, a fini di sfruttamento.
[3]

L’elemento chiave è lo sfruttamento della vittima.

8.3 Reati contro le donne

I reati contro le donne comprendono una pluralità di fattispecie: femminicidio, violenza domestica, stupro, gravi
reati sessuali, molestie, minacce, stalking, lesioni, mutilazioni genitali femminili, sfruttamento della prostituzione
e tratta.
[3]

L’elemento chiave è spesso la combinazione tra violenza, genere, vulnerabilità, rapporto di dipendenza, contesto
familiare o finalità di sfruttamento.

9. Implicazioni pratiche per cittadini italiani, imprese e professionisti

9.1 Cittadini italiani indagati o arrestati in Croazia

Un cittadino italiano coinvolto in un procedimento penale croato deve considerare che il procedimento seguirà le regole croate, non quelle italiane. Anche quando vi sono somiglianze tra i due ordinamenti, termini, tempi, atti, autorità competenti e rimedi possono essere diversi.

Le prime verifiche riguardano la corretta informazione sull’accusa, la comprensione linguistica degli atti,
l’assistenza di un difensore→, la legalità delle misure restrittive, la qualità della traduzione, la possibilità di
contattare le autorità consolari e la strategia rispetto a interrogatori, dichiarazioni spontanee, patteggiamenti
locali o impugnazioni.

9.2 Imprese e trasportatori

Per imprese, autotrasportatori, operatori logistici, agenzie del lavoro e soggetti che operano tra Italia, Slovenia,
Croazia e Balcani, il rischio penale può emergere in modo inatteso.

Nel traffico di migranti, il veicolo utilizzato, il tragitto, la conoscenza della condizione delle persone trasportate,
il pagamento ricevuto, i contatti telefonici e la ripetizione delle condotte possono diventare elementi investigativi.

Nel lavoro migrante, il rischio si sposta invece sullo sfruttamento: condizioni abitative degradanti, trattenuta di
documenti, retribuzioni non pagate, debiti, intermediari abusivi, minacce, dipendenza dal datore di lavoro o limitazione della libertà personale possono far emergere profili di tratta o sfruttamento. L’articolo 106 del Codice penale croato include espressamente il lavoro o i servizi forzati, la schiavitù e rapporti analoghi tra le finalità di sfruttamento.
[3]

9.3 Vittime di violenza, tratta o sfruttamento

Una persona vittima di violenza sessuale, tratta o violenza di genere in Croazia può beneficiare di garanzie specifiche nel procedimento penale. Il Codice di procedura penale croato riconosce diritti particolari alle vittime di reati sessuali e tratta, tra cui sostegno, protezione della riservatezza, modalità protette di audizione e, in determinati casi, assistenza legale.
[2]

Per le vittime, è fondamentale conservare prove, messaggi, referti, fotografie, dati di contatto, documenti di viaggio, contratti, indicazioni su luoghi e persone coinvolte, evitando di sottovalutare condotte apparentemente solo intimidatorie o persecutorie.

10. FAQ sul diritto penale croato

Il traffico di clandestini è un reato in Croazia?

Sì. Nel linguaggio tecnico è più corretto parlare di favoreggiamento dell’ingresso, uscita, movimento o soggiorno
irregolare. L’articolo 326 del Codice penale croato punisce chi, per profitto, consente o aiuta tali condotte in
Croazia, in un altro Stato membro dell’Unione europea o in uno Stato Schengen, con pena da uno a otto anni.
[3]

Qual è la pena per il traffico di migranti in Croazia?

L’ipotesi base dell’articolo 326 prevede la reclusione da uno a otto anni. Se la condotta mette in pericolo la vita
o l’integrità fisica delle persone, comporta trattamento inumano o degradante oppure è commessa da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle funzioni, la pena è da tre a dodici anni.
[3]

Traffico di migranti e tratta di esseri umani sono la stessa cosa?

No. Il traffico di migranti riguarda l’agevolazione dell’ingresso o movimento irregolare, di regola dietro profitto.
La tratta di esseri umani riguarda lo sfruttamento della persona e può avvenire anche senza attraversamento di frontiere.
[7]

La Croazia punisce la tratta di esseri umani?

Sì. L’articolo 106 del Codice penale croato punisce la tratta di esseri umani, includendo finalità di sfruttamento
come lavoro forzato, schiavitù, prostituzione, sfruttamento sessuale, pornografia, matrimonio illecito o forzato,
prelievo di parti del corpo, utilizzo in conflitti armati, commissione di atti illeciti e sfruttamento per maternità
surrogata.
[3]

È punito chi usa i servizi di una vittima di tratta?

Sì. L’articolo 106 punisce anche chi utilizza consapevolmente i servizi di una vittima della tratta derivanti dal suo
sfruttamento.
[3]

Il femminicidio è previsto nel diritto penale croato?

Il Codice penale croato prevede una specifica fattispecie di uccisione aggravata di una persona di sesso femminile per ragioni di genere. L’articolo 111a prevede la reclusione di almeno dieci anni o la reclusione di lunga durata.
[3]

La violenza domestica è reato in Croazia?

Sì. L’articolo 179a del Codice penale croato punisce la violenza domestica quando la condotta viola gravemente,
ripetutamente o seriamente le norme di protezione, causando paura per la sicurezza o ponendo la persona in una posizione umiliante, se non è integrato un reato più grave.
[3]

Lo stupro in Croazia si basa sul consenso?

Sì. L’articolo 153 del Codice penale croato punisce l’atto sessuale senza consenso e definisce il consenso come
decisione libera di una persona capace di prenderla ed esprimerla. La norma indica anche situazioni in cui il consenso manca, come minaccia, inganno, abuso di posizione o dipendenza, incapacità di esprimere rifiuto o privazione illegale della libertà.
[3]

Le molestie sessuali sono punite in Croazia?

Sì. L’articolo 156 punisce la molestia sessuale, intesa come comportamento indesiderato verbale, non verbale o fisico di natura sessuale che viola la dignità della persona e crea un ambiente intimidatorio, ostile, degradante o offensivo.
[3]

Le vittime di tratta o violenza sessuale hanno diritti speciali nel procedimento penale croato?

Sì. Il Codice di procedura penale croato riconosce diritti specifici alle vittime di reati sessuali e tratta, tra cui
assistenza, riservatezza, modalità protette di audizione e, in determinati casi, assistenza legale a spese dello Stato.
[2]

11. Conclusioni

Il diritto penale croato è un sistema articolato, codificato e sempre più integrato nel quadro europeo. Le sue peculiarità emergono soprattutto nei settori in cui il fatto penale assume dimensione transnazionale o coinvolge vittime vulnerabili.

Il cosiddetto traffico di clandestini deve essere correttamente qualificato come favoreggiamento
dell’ingresso, uscita, movimento o soggiorno irregolare. In Croazia, l’articolo 326 punisce tale condotta quando è
commessa per profitto e prevede pene severe, soprattutto nei casi in cui venga messa in pericolo la vita delle persone o queste siano sottoposte a trattamenti inumani o degradanti.
[3]

La tratta di esseri umani è invece un reato diverso e più complesso, fondato sullo sfruttamento.
L’articolo 106 del Codice penale croato copre una vasta gamma di condotte e finalità, dallo sfruttamento sessuale
al lavoro forzato, dal matrimonio forzato allo sfruttamento per maternità surrogata.
[3]

I reati contro le donne rappresentano un’area in forte evoluzione. La Croazia prevede una fattispecie
specifica di uccisione aggravata di una persona di sesso femminile per ragioni di genere, una disciplina dello stupro centrata sul consenso, reati di violenza domestica, minacce, stalking, molestie sessuali, lesioni, mutilazioni genitali femminili, sfruttamento della prostituzione e tratta.
[3]

Per cittadini italiani, imprese, vittime e indagati, l’approccio corretto è non tradurre automaticamente le categorie
italiane nel sistema croato. Ogni caso richiede un’analisi specifica della norma croata applicabile, della prova raccolta, della posizione processuale, dei diritti della persona coinvolta e degli eventuali profili europei o internazionali.

Nota editoriale: il presente articolo ha finalità informativa e divulgativa. Non sostituisce una
consulenza legale sul singolo caso, perché qualificazione del reato, pena applicabile, competenza, prove e strategia difensiva dipendono dagli atti del procedimento croato.

Fonti normative e istituzionali principali

  1. Consiglio dell’Unione europea, ingresso della Croazia nello spazio Schengen:

    Schengen area: Council decides to lift border controls with Croatia
    .
  2. Codice di procedura penale croato, Zakon o kaznenom postupku:

    zakon.hr – Zakon o kaznenom postupku
    .
  3. Codice penale croato, Kazneni zakon:

    zakon.hr – Kazneni zakon
    .
  4. Ufficio del Procuratore di Stato della Repubblica di Croazia, DORH:

    About State Attorney’s Office
    .
  5. USKOK, ufficio specializzato per la repressione della corruzione e della criminalità organizzata:

    USKOK official website
    .
  6. OHCHR, Protocol against the Smuggling of Migrants by Land, Sea and Air:

    Protocol against the Smuggling of Migrants
    .
  7. UNODC, distinzione tra trafficking in persons e smuggling of migrants:

    Differences and commonalities
    .
  8. Hrčak, studio sulla prassi giudiziaria relativa all’articolo 326 del Codice penale croato:

    Hrčak – articolo accademico
    .
  9. Consiglio d’Europa, GRETA, quarto rapporto sulla Croazia in materia di tratta di esseri umani:

    GRETA publishes its fourth report on Croatia
    .
  10. Consiglio d’Europa, Convenzione di Istanbul – Croazia:

    Istanbul Convention – Croatia
    .
  11. Consiglio d’Europa, rapporto GREVIO sulla Croazia:

    Croatia: report on violence against women
    .
  12. Commissione europea, direttiva UE 2024/1385 sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica:

    Ending gender-based violence
    .

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