Truffa trading online e Bitcoin: quando il Tribunale ordina la restituzione di € 5.000
ripetizione dell’indebito ex art. 2033 c.c., con condanna alla restituzione della somma versata.
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art. 2033 c.c.
art. 23 TUF
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Sentenza truffa trading bitcoin. Dati essenziali della decisione
- Ufficio giudiziario: Tribunale Ordinario di Nuoro – Sezione Civile
- R.G.: 741/2022
- Data sentenza: 14.05.2025
- Giudice: dott. Salvatore Falzoi
- Difesa della parte attrice: Avv. Daniele Bertaggia
- Oggetto: versamenti connessi a “trading”/cripto, conversione in bitcoin e prelievo contestato; richiesta di restituzione ex art. 2033 c.c. e profili di tutela ex TUF e Codice del Consumo.
Ricostruzione dei fatti: il “pattern” della truffa trading online
Schema ricorrente (che il Tribunale ricostruisce in modo puntuale)
- Contatti telefonici con sedicente “broker” che promette guadagni elevati e prelievi immediati.
- Installazione e uso di AnyDesk per consentire l’accesso remoto al computer della vittima.
- Indicazione di conti/società verso cui effettuare bonifici con la promessa di “investimento” e “profitti” visibili in piattaforma.
- Alla richiesta di rientro, pressione a versare altro denaro per “sbloccare” o “finalizzare” il prelievo.
I passaggi fattuali ritenuti centrali dal giudice
- Due bonifici bancari (27.12.2021) per un totale di € 5.000, destinati ad una società (parte convenuta) per la conversione in criptovaluta.
- Apertura di un account su piattaforma di scambio (in sentenza si fa riferimento anche a Kraken) riconducibile alla vittima (utilizzo di dati/documenti della stessa).
- Conversione della somma in bitcoin e successivo prelievo dell’intero importo il 04.01.2022, prelievo che la vittima nega di aver disposto.
- Rilevanza di un messaggio di alert della piattaforma relativo all’aggiunta di un nuovo indirizzo di prelievo e al dispositivo “Edge (Windows)”, con tempistiche immediatamente successive all’operazione di prelievo.
Sentenza truffa trading bitcoin. Domande delle parti e questioni processuali
Domanda principale (ripetizione dell’indebito)
La domanda viene impostata come accertamento dell’assenza di titolo/causa del pagamento e, conseguentemente, come ripetizione dell’indebito oggettivo ex art. 2033 c.c., con richiesta di restituzione di € 5.000 oltre accessori.
In parallelo, vengono valorizzati i profili di tutela del consumatore e la mancanza di un assetto contrattuale conforme alle regole del TUF.
Difese della convenuta e domanda riconvenzionale
La convenuta, in sintesi, sostiene di non essere “intermediario finanziario” ma soggetto che svolge attività di cambio/cripto, e afferma che le operazioni sarebbero state effettuate con credenziali imputabili alla vittima.
Formula altresì domanda riconvenzionale per ottenere la restituzione dei bitcoin o il controvalore.
La “seconda comparsa” e le preclusioni
Il Tribunale affronta la questione relativa al deposito di un secondo atto difensivo e chiarisce (richiamando principi sul diritto di difesa e sulle preclusioni) che, in presenza di specifiche condizioni e nel rispetto dei termini rilevanti (e in assenza di abuso), non si può automaticamente dichiarare inammissibile il deposito di una seconda comparsa di costituzione e risposta.
Inquadramento normativo: perché la tutela è “rafforzata” nei casi crypto/trading
1) Art. 23 TUF (forma scritta e “nullità di protezione”)
Un perno motivazionale è l’applicazione dell’art. 23 del D.Lgs. 58/1998 (TUF), che richiede la forma scritta per i contratti relativi alla prestazione dei servizi di investimento (e, se previsti, dei servizi accessori), con conseguenze rilevanti quando tali requisiti non risultano rispettati.
In chiave pratica: molte piattaforme e “broker” operano senza un contratto valido, con informative carenti o inesistenti.
2) Codice del Consumo: servizi finanziari a distanza
Il Tribunale richiama la disciplina sulla commercializzazione a distanza di servizi finanziari (D.Lgs. 206/2005, artt. 67 e ss., Sezione IV-bis), evidenziando gli obblighi informativi precontrattuali e la necessità di consegnare le condizioni contrattuali su supporto durevole.
Nella motivazione viene richiamato anche l’articolo che prevede la nullità se il fornitore ostacola il recesso o non rimborsa somme eventualmente pagate, o altera in modo significativo la rappresentazione del servizio.
3) Art. 2033 c.c.: ripetizione dell’indebito
In presenza di violazioni e mancanza di causa giustificatrice del pagamento, il Tribunale qualifica i versamenti come pagamento indebito e applica l’azione restitutoria ex art. 2033 c.c..
Questo è un passaggio cruciale per il recupero soldi trading online anche quando il denaro sia transitato in criptovalute.
Prova e presunzioni: perché il prelievo non viene imputato alla vittima
Sul punto più delicato (chi ha disposto il prelievo in bitcoin), il Tribunale valorizza un insieme di elementi convergenti:
- la presenza di interlocuzioni e istruzioni riconducibili al sedicente broker;
- la dinamica di “trading guidato” resa possibile anche dal controllo remoto (AnyDesk), tipica dei casi di truffa trading online;
- la scarsa plausibilità che una persona priva di specifiche competenze compia autonomamente, in tempi ristretti, tutte le operazioni tecniche di conversione e prelievo;
- un alert della piattaforma sull’aggiunta di un nuovo indirizzo di prelievo e sul dispositivo “Edge (Windows)”, con tempistiche immediatamente successive al prelievo contestato.
Sentenza truffa trading bitcoin. Decisione: restituzione, interessi, spese e strumenti cautelari
Accoglimento della domanda restitutoria
Il Tribunale accoglie la domanda di ripetizione dell’indebito e dispone la restituzione di € 5.000.
Interessi e rivalutazione: distinzione tecnica da conoscere
La sentenza tratta la restituzione come debito di valuta e riconosce gli interessi legali con decorrenza collegata alla domanda giudiziale, facendo applicazione dei principi in tema di obbligazioni restitutorie.
In particolare, viene indicata la decorrenza dalla notifica dell’atto di citazione (20.10.2022) per gli interessi ex art. 1284, comma 4, c.c..
Quanto alla rivalutazione e al maggior danno (art. 1224 c.c.), la sentenza evidenzia la necessità di una domanda specifica e adeguata allegazione/prova.
Strumento cautelare: l’ordinanza europea di sequestro conservativo
Un profilo strategico essenziale è l’utilizzo di una ordinanza europea che ha autorizzato il sequestro conservativo dell’importo di € 5.000 sul conto della società convenuta (ordinanza del 13.06.2022).
In termini pratici: quando c’è rischio di dispersione delle somme, le misure cautelari possono fare la differenza tra una sentenza “di carta” e un recupero effettivo.
Spese di lite
Il Tribunale condanna la convenuta alle spese del giudizio (quantificate nel dispositivo) e alle spese relative al procedimento “ante causam” connesso all’ordinanza europea, con indicazione separata degli importi e accessori di legge.
Takeaway (da ricordare)
- Il giudice riconosce la tutela del consumatore anche in presenza di conversione in bitcoin.
- La mancanza di un assetto contrattuale conforme (TUF/consumo) rafforza la ricostruzione dell’indebito.
- Le prove digitali e gli alert tecnici possono spostare l’esito del giudizio.
- Le misure cautelari (anche europee) sono spesso decisive per il recupero.
Cosa fare subito se sei vittima di truffa trading online o crypto scam
- Stop immediato ai pagamenti: non versare “tasse”, “commissioni”, “sblocchi” o “verifiche” per prelevare.
- Disinstalla e blocca il controllo remoto: AnyDesk/TeamViewer e simili; cambia password e attiva 2FA dove possibile.
- Conserva tutte le prove: chat WhatsApp/Telegram, e-mail (con intestazioni), screenshot dashboard, URL, numeri telefonici, nominativi.
- Traccia i pagamenti: contabili bonifici (CRO/TRN/MT103), estratti conto, dati beneficiario e banca/PSP.
- Agisci con tempestività: valutazione legale immediata per impostare correttamente denuncia, azioni stragiudiziali e, se necessario, misure cautelari.
Nota pratica: Nelle truffe di trading l’inerzia è il peggior alleato. Prima si interviene, maggiori sono le chance di bloccare o intercettare flussi e responsabilità lungo la filiera (intermediari, PSP, beneficiari).
Sentenza truffa trading bitcoin. FAQ
È possibile recuperare i soldi persi con il trading online?
Una valutazione tecnico-giuridica serve per scegliere la strategia più efficace (civile, penale, stragiudiziale e/o cautelare).
Se la somma è stata convertita in bitcoin, ho ancora tutele?
Cosa significa “ripetizione dell’indebito” (art. 2033 c.c.)?
Nel contesto delle truffe trading/crypto può diventare una via particolarmente efficace quando mancano i presupposti contrattuali e informativi richiesti dalla legge.
Perché AnyDesk/TeamViewer è un campanello d’allarme?
Se ti chiedono di installare un controllo remoto, fermati e chiedi subito una valutazione.
Mi chiedono altri soldi per “sbloccare il prelievo”: cosa devo fare?
Interrompi ogni pagamento, conserva le prove e valuta subito le azioni da intraprendere.
Si può bloccare un conto o congelare somme già trasferite?
La possibilità concreta dipende da importi, giurisdizioni e tracciabilità del flusso.
Quali documenti servono per una valutazione efficace?
Sentenza truffa trading bitcoin. Alle vittime del trading: c’è speranza, davvero
Se sei vittima di una truffa di trading online o criptovalute, non pensare che sia tutto perduto.
Questa decisione dimostra che, quando il caso viene ricostruito correttamente e supportato da prove e riferimenti normativi solidi,
è possibile ottenere tutele effettive e risultati concreti.
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Articolo aggiornato al 22 Gennaio 2026
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