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Scenari macroeconomici 2009-2010
Normalmente
le analisi di scenario poggiano sull’andamento congiunturale delle
variabili economiche e delle loro determinanti per fornire un quadro
coerentenell’orizzonte di previsione prescelto, tenendo conto
dell’esperienza storica e delle scienze statistiche.
Le indicazioni
congiunturali provenienti da tutte le economie sono talmente concordi
nel registrare dinamiche negative, salvo sfumature, che, a fini
analitici e previsionali, è preferibile centrare l’attenzione prima di
tutto sul nodo principale che rende patologica e inusuale l’attuale
fase del ciclo.
E’ lungi dall’essere risolto, infatti, lo squilibrio
venutosi a determinare nella struttura dello stato patrimoniale degli
intermediari finanziari a livello internazionale che ha intercettato
finora buona parte degli stimoli di politica monetaria rendendoli vani
ad evitare prima la decelerazione e poi la recessione del ciclo
economico.
Dall’ultima
nostra nota del luglio 2007 poco è cambiato rispetto alla conoscenza
precisa della quantità di asset in sofferenza o inesigibili in quanto
collegatidirettamente o indirettamente a prodotti strutturati, il cui
rischio dipende da mutuatari di dubbia solvibilità o da altri
investitori nei medesimi prodotti in difficoltà.
Tale imprecisione
continua a creare una deleteria incertezza sul mercato del credito
interbancario relativa alla solvibilità degli attori che vi operano.
Valga
per l’area euro il riferimento allo spread tra l’Euribor a 3 mesi e
l’EONIA Swap Index che dà indicazioni relativamente al rischio di
perdita del capitale nei prestiti interbancari.
Quasi azzerato in
tempi normali, tra metà del 2007 e metà del 2008 si è aggirato tra lo
0,5-0,6% e lo 0,8-0,9% salvo poi inerpicarsi attorno all’1,7-1,8% tra
la fine di settembre e l’inizio di dicembre 2008, ma ancor oggi si
attesta attorno allo 0,9% (Fonte: EBF). Inoltre, la suddetta incertezza
ha avuto ormai il tempo di trasmettere i suoi effetti sugli operatori
dei mercati reali che hanno ritardato le decisioni di consumo e
investimento innescando, attraverso la caduta delle attività
produttive, ulteriore incertezza sulla solvibilità non solo delle
banche, ma anche di primarie aziende e Stati.
I Credit Default Swap
che “assicurano” contro il rischio-paese hanno subito unincremento
patologico di decine e centinaia di punti-base tra l’inizio della crisi
nel2007 e il dicembre 2008 sia per quelli considerati “virtuosi”
(Germania da 6 a 63, Francia da 1 a 72) sia per gli altri (Italia da 6
a 185, Grecia da 4 a 287) (Fonte: Bloomberg). Alla crisi in atto, gli
Stati stanno reagendo, in primo luogo, annunciando o mettendo in
pratica politiche di bilancio espansive in maniera inusitata rispetto
al passato.
Esse sono in grado di migliorare la situazione rispetto
a quella che potrebbe essere in loro assenza, ma non di sanare almeno
nel breve periodo l’incertezza di cui sopra.
In secondo luogo,
ricapitalizzazione, garanzia su prestiti obbligazionari degli
intermediari finanziari da parte degli Stati o prestiti assistiti da
collaterali di incerta qualità da parte delle Banche centrali sono
condizione al momento necessaria, ma non sufficiente per ristabilire la
fiducia minata da qualcosa che permane fondamentalmente ignoto.
Per
rendere finalmente noto ciò che non lo è, sarebbe necessaria un’azione
ispettiva sugli asset bancari come quella svolta in circostanze più
circoscritte, ma qualitativamente paragonabili, dal Giappone nel 2003
dopo più di dieci anni di crisi strisciante e di “trappola della
liquidità”.
Non è detto, peraltro, che tale azione, nella misura in
cui sia praticabile in coordinamento transnazionale, non possa avere
effetti collaterali, poiché è possibile che alcuni intermediari
finanziari vedano conclamata la propria insolvibilità imponendo
nell’immediato interventi che gli Stati potrebbero per dimensione non
essere in grado di sostenere, innescando una crisi di sistema ancor
peggiore. Gli analisti sul punto si dividono.
C’è chi pensa che il
complesso degli stimoli “reali” e di iniezione provvisoria di capitali
e concessioni di garanzie sui passivi degli intermediari finanziari
serva a guadagnar tempo per far ripartire i consumi, la produzione, i
redditi, i depositi bancari e, di qui un’attività di credito normale.
Altri
pensano che sarà indispensabile fare chiarezza, per dividere gli asset
in sofferenza o inesigibili dagli altri in strutture imprenditoriali
diverse.
Il mix con cui le perdite immediate o potenziali dagli
asset problematici sarebbe suddiviso tra azionisti, creditori e
contribuenti è ignoto e dipende dalle decisioni delle Autorità di
governo. In ogni caso, da tale mix dipenderebbero le caratteristiche
degli scenari successivi con il “vantaggio”, in questa seconda visione,
di riuscire a stabilire con “certezza” la misura massima dello
squilibrio che ha subito il ciclo economico e trasparenti agli
operatori di mercato i presumibili tempi e condizioni per il ritorno
all’equilibrio.
Le due visioni hanno anche due esiti differenti
sull’orizzonte di previsione: nel primo caso, se gli stimoli reali si
riveleranno efficaci di per sé, la fase recessiva del ciclo economico
dovrebbe attenuare nel corso del primo semestre 2009 la sua virulenza,
ma il permanere dell’inefficacia degli stimoli di politica monetaria,
drenati da un mercato del credito attanagliato dal permanere di
incertezza sul grado di solvibilità degli intermediari, potrebbe
allungare i tempi di una stagnazione dell’attività economica su livelli
più bassi di quelli di lungo periodo; lo scenario sarebbe quello
accreditato allo stato degli atti come il più probabile: un 2009 in
sofferenza e un 2010 in stagnazione in media con uscita in lieve
ripresa. Nel secondo, purchè l’operazione di “confinamento” degli asset
problematici avvenisse efficacemente in tempi brevi, nella migliore
delle ipotesi (ovvero di sostenibilità delle perdite per gli operatori
interessati direttamente e per i Governi) gli straordinari stimoli di
politica monetaria, sommandosi a quelli di politica di bilancio e a uno
scenario fortemente disinflazionistico che migliora il potere
d’acquisto delle famiglie potrebbero liberare tutti assieme e
immediatamente i loro effetti, con un’uscita più veloce e vigorosa da
una situazione probabilmente peggiore rispetto a quella precedente. In
tutt’e due le visioni, le misure di sostegno ai mutuatari per evitare i
pignoramenti, soprattutto negli Stati Uniti, dovrebbero attenuare
l’eccesso di offerta sul mercato immobiliare sostenendo le relative
quotazioni attualmente in forte discesa (tornate in media quelle
dell’inizio 2005) (Fonte: Federal House Finance Agency).
Ne
deriverebbe anche un relativo sollievo per i detentori di Asset Backed
Securities (Obbligazioni garantite da mutui) e di Collaterilazed Debt
Obligations (Obbligazioni garantite da obbligazioni) che, a diverso
livello, sono stati vittime della caduta dei prezzi immobiliari e
oggetto della ristrutturazione degli assetti proprietari in atto.
Vi sono due fondamentali rischi per ciascuno scenario.
Nel
primo scenario gli stimoli da politiche di bilancio straordinariamente
espansive potrebbero non sortire effetti moltiplicativi nei tempi
giusti per la tradizionale lentezza di trasmissione che le
contraddistingue. Assisteremmo all’allungamento sia dei tempi di caduta
sia di stagnazione dell’economia con ampliamento dei rischi di
deflazione: da un 2009 che potrebbe segnare un record storico negativo
a una ripresa che dovrebbe essere spostata quantomeno al 2011.
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