| News Finanza Ottobre 2008 |
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La Federal Reserve ha ridotto i tassi di interesse prima all’1,5%, poi all’1%.
Nel comunicato del FOMC si afferma che “il passo della crescita economica sembra avere rallentato marcatamente a causa in particolare di un declino nei consumi. Né l’immediato futuro riserva schiarite: l’intensificarsi della crisi finanziaria probabilmente agirà da ulteriore freno alla spesa, riducendo la capacità di famiglie e aziende di ottenere credito”. “I rischi negativi per la crescita rimangono e la Federal Reserve controllerà gli sviluppi economici e finanziari e interverrà se necessario per promuovere crescita e stabilità dei prezzi”. Il National Bureau of Economic Research ha affermato che “quella in arrivo sarà forse la più profonda recessione dalla seconda guerra mondiale”.
La BCE nella riunione dell’08 ottobre ha ridotto il TUR (tasso ufficiale di riferimento) dal 4,25% al 3,75%.
Il Presidente Jean Claude Trichet ha affermato dopo la decisione di intervenire congiuntamente con la Federal Reserve, Bank of England, Banca Centrale del Canada e di Svezia che “la BCE farà qualunque cosa sia necessaria” attribuendo all’intervento il segnale di “un poderoso segnale di fiducia ai mercati”. In un discorso tenuto a Madrid Trichet ha affermato che “considero possibile che il Consiglio Direttivo possa ridurre ulteriormente i tassi di interesse alla nostra prossima riunione fissata per il 06 novembre. L’allentamento monetario dipenderà da un continuo calo dei rischi al rialzo per la stabilità dei prezzi nel medio termine e dalla conferma di un ancor più solido ancoraggio delle aspettative di inflazione. L’inflazione al 3,6% annuo in settembre rimarrà probabilmente sopra ai livelli compatibili con la stabilità dei prezzi (2,00% annuo) per qualche tempo, calando poi gradualmente nel corso del 2009”. I prestiti al settore privato hanno registrato una crescita dell’8,5% annuo in settembre rispetto all’8,8% di agosto, mentre i crediti alle imprese non finanziarie sono aumentati del 12,1% rispetto al 12,6% precedente. Il cambio euro/dollaro ha oscillato nel mese di ottobre tra valori compresi tra 1,24 – 1,38 evidenziando un apprezzamento della divisa unica europea. La prima parte del mese è stata caratterizzata da un deprezzamento del dollaro a causa del dato del mercato del lavoro americano con la perdita di 159.000 posti di lavoro e di quanto emerge dai verbali della Federal Reserve dove si afferma che “molti banchieri centrali sono pronti a ridurre i tassi di interesse se la crescita degli Stati Uniti dovesse risultare troppo danneggiata dalla crisi finanziaria”. La parte centrale del mese ha registrato un deprezzamento dell’euro a causa delle dichiarazioni del Governatore della Federal Reserve Bernake che ha affermato che “l’economia reale potrebbe non recuperare subito dopo la stabilizzazione dei mercati finanziari e che occorrerà tempo per ripristinare i normali flussi di credito” e all’idea dominante che gli Stati Uniti possono resistere meglio alla recessione. L’ultima parte del mese ha continuato a registrare un deprezzamento del biglietto verde a causa del deleveraging, la tendenza degli investitori a vendere le attività più rischiose per incassare e ridurre le esposizioni in rapporto ai capitali propri.
La People Bank of China ha tagliato due volte dello 0,27% il tasso applicato ai prestiti a un anno portando il costo del denaro prima a 6,93% poi a 6,66%, mentre quello sui depositi passa dal 3,87% al 3,6%.
La manovra è stata decisa dal Governo a seguito dell’uscita dei dati del terzo trimestre dai quali è emerso un quadro economico contrastante; la crescita della produzione industriale è in forte diminuzione, il settore immobiliare inizia ad avvertire la crisi, mentre i consumi interni aumentano e le esportazioni continuano a crescere. Lo yuan ha risentito del difficile momento congiunturale, in particolare preoccupa il rallentamento dell’economia Usa e dell’area euro. Per questo motivo il Governo ha annunciato un piano di stimolo per l’economia per 4.000 miliardi di yuan da utilizzare nel biennio 2009 – 2010. Come ulteriore stimolo il Governo e il Ministero delle finanze depositeranno 30 miliardi di yuan presso le tesorerie delle banche commerciali per avere più fondi disponibili per i prestiti. Sull’andamento della valuta cinese ha influito anche la riduzione da parte del Fondo monetario internazionale della stima di crescita per il 2009 dal 9,30% all’8,50%.
Il Comitato di politica monetaria della Banca Centrale ha ridotto i tassi di riferimento dallo 0,50% allo 0,30%.
La decisione è stata presa personalmente da Governatore Masaaki Shirakawa in quanto i membri dell’Istituto si sono divisi a metà, quattro a favore e quattro contrari. Nel comunicato della Banca Centrale si afferma che “l’economia mondiale sta registrando un processo di correzione di vari squilibri accumulati nel corso di diversi anni, ciò è destinato a pesare sull’attività economica per un certo periodo”. Per attenuare le tensioni sul mercato monetario, la Banca Centrale ha deciso di ricorrere a nuove misure straordinarie, tra cui il pagamento degli interessi sul denaro che le banche sono tenute a depositare a riserva. Lo yen per il mese di ottobre ha oscillato intorno a un valore di 92/105 sul dollaro e intorno a un valore di 115/140 sull’euro. Sulla sua quotazione ha influito la decisione della Banca Centrale di ridurre i tassi di interesse dello 0,20% e il comunicato dei responsabili finanziari del G7 che afferma che “siamo preoccupati per la recente eccessiva volatilità nei tassi di cambio dello yen e per le sue possibili implicazioni avverse per la stabilità economica e finanziaria”.
La Banca di Inghilterra ha ridotto i tassi di interesse dal 5,00% al 4,50%.
La Bank of England nel rapporto semestrale sulla stabilità finanziaria, Financial stability report, ha reso noto che “la crisi finanziaria in atto, anche se arginata, è assai lontana da una felice conclusione e le banche saranno chiamate a seguire un lungo processo di ricapitalizzazione, una revisione radicale della gestione del rischio, più solidi coefficienti patrimoniali per mantenere sufficienti capitali a misura che i bilanci crescano”. “I rischi della crisi sono concentrati negli hedge fund che hanno investito facendo ricorso alla leva finanziaria e potrebbero essere costretti a liquidare attività a causa delle difficili condizioni del credito e nelle società assicurative che potrebbero incorrere in problemi seri qualora i loro investimenti non riuscissero più a essere in linea con i coefficienti patrimoniali”. La sterlina ha oscillato per il mese di ottobre intorno ad un valore di 0,77/0,81 contro euro. Sulla divisa britannica ha influito la decisione della Bank of England di ridurre i tassi di interesse al 4,50% e le dichiarazioni del Governatore della Banca Centrale Mervin King che ha affermato che “il Paese ha dovuto affrontare la peggiore crisi bancaria della prima guerra mondiale e che il sistema finanziario si sta trasformando rapidamente. L’età dell’innocenza, quella in cui le banche si prestavano denaro senza garanzie a tre mesi e oltre non tornerà facilmente, se mai tornerà nel futuro”. Petrolio
L’OPEC nella riunione tenutasi a Vienna ha deciso di tagliare la produzione di 1,5 milioni di barili al giorno rispetto l’attuale produzione giornaliera di 28,8 milioni. Nel comunicato dell’Organizzazione si legge che “è un drammatico collasso senza precedenti in termini di rapidità ed entità”.
Il Ministro saudita Ali Al – Naimi ha affermato che “l’OPEC non ha nulla a che fare con la crisi finanziaria e con quello che è accaduto”. Alcune indiscrezioni sull’outlook dell’Agenzia internazionale dell’energia parlano di un calo della produzione tra il 6% e il 9% all’anno, a seconda degli investimenti che saranno realizzati. Il Direttore dell’AIE Nobuo Tanaka ha affermato che “quando la recessione in corso sarà finita e i consumi riprenderanno a salire l’offerta avrà difficoltà ad incontrare la domanda”. Le quotazioni del petrolio sono scese fino a $ 60 al barile. Altri metalli
Le quotazioni dell’oro sono scese fino a $ 710 per oncia.
Sulle sue quotazioni hanno influito l’apprezzamento del dollaro che ha fatto diminuire gli acquisti del Vecchio continente e Asia e il raffreddamento del petrolio che una volta ridotto il rischio “inflazione” si vede annullare il suo valore simbolico di bene rifugio. Le quotazioni dell’alluminio sono scese fino a raggiungere un valore di $ 1.900 per tonn. Ad influire su queste ha contribuito la crisi del settore automobilistico causata dalla turbolenza dei mercati unita al rialzo dei prezzi del petrolio e della benzina, la crescita dei livelli di stock nei magazzini del London Metal Exchange che hanno registrato un aumento del 40% rispetto al mese di marzo e le previsioni di una possibile riduzione della domanda da parte della Cina. Le quotazioni del rame hanno registrato un valore compreso tra $ 4.000 e $ 6.000 per tonn. Secondo i dati del World Bureau of Metal Statistics “nei primi otto mesi dell’anno il bilancio mondiale è stato in deficit di 22.000 tonnellate”, mentre secondo i dati del Commodities research Unit “a tutto settembre ci sarebbe una mancanza di 275.000 tonnellate, sia pure maturata nel primo semestre”. Le quotazioni del nickel sono scese fino ad un valore vicino a $ 9.000 per tonn. Sulle queste hanno influito la riduzione degli acquisti da parte dei produttori di acciaio inossidabile che assorbe circa il 60% del nickel prodotto ogni anno nel mondo, spingendo i produttori ad utilizzare altri metalli quali cromo e manganese. Mercato azionario
Il mercato azionario americano è stato caratterizzato dall’aggravarsi della crisi
economica internazionale che si sta estendendo oltre al settore finanziario ad altri settori, per esempio quello automobilistico. L’indice Vix che misura la volatilità del mercato azionario ha registrato un valore di 60. In Europa si è assistito ad un intervento congiunto tra i vari Governi che hanno ridotto le possibili conseguenze della crisi attraverso il miglioramento delle condizioni di liquidità con un sistema di garanzie sul debito emesso dalle banche con scadenza fino a 5 anni, la ricapitalizzazione delle banche non in crisi tramite l’acquisto di azioni privilegiate, la ricapitalizzazione delle banche in crisi con piani di ristrutturazione per evitare fallimenti. I settori che hanno registrato performance peggiori sono quello assicurativo e quello bancario. Mercato obbligazionario
Nella prima settimana del mese di ottobre lo spread tra btp – bund tedeschi si è portato sul valore di 85 basis point. L’euribor a 3 mesi ha registrato un valore vicino a 5,30%.
Nella seconda settimana, si è assistito ad un arretramento del differenziale btp bund tedesco sul valore di 70 basis point, mentre i tassi euribor a 3 mesi hanno registrato una discesa vicina 5,10%. Nella terza settimana lo spread tra btp – bund tedeschi si è portato sul valore di 80 basis point. L’euribor a 3 mesi è sceso sotto il 5,00%. L’indice Itraxx che misura il costo di protezione dal rischio di insolvenza ha registrato un ulteriore aumento. Nella quarta settimana lo spread tra btp – bund tedeschi si è portato sul valore di 110 basis point. L’euribor a 3 mesi è sceso sotto il 5,00%. L’indice Itraxx che misura il costo di protezione dal rischio di insolvenza ha registrato un ulteriore aumento.
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